4 marzo 2017 - 21:00

san martino in rio

SABATO 4 MARZO

ORE 21 – SALA D’ARAGONA

GLI SGANGHERATI PRESENTANO:

Quando c’era la fumana
Dopo il successo di Quando al cinema pioveva, ispirato al Dizionario delle cose perdute, gli Sgangherati si cimentano quest’anno su un altro libro di Francesco Guccini, che porta il titolo: Vacca d’un cane. E’ questo il secondo racconto autobiografico dove il Maestro emiliano dà prova del suo singolare talento letterario.
Un capitolo importante di questo romanzo contiene una suggestiva descrizione delle nebbie padane. Di qui il titolo che abbiamo voluto dare allo spettacolo: Quando c’era la fumana. Il tempo è al passato, perché oggi quei leggendari nebbioni nostrani sono ormai diventati un lontano ricordo, di cui resta qualche episodica traccia in sempre più rade foschie.
Di quel libro abbiamo adattato liberamente sul palcoscenico solo la parte che racconta la fanciullezza del protagonista, evidenziandone tre nuclei narrativi.
Il forzato esilio del piccolo Francesco dal suo Eden montano, appena sfiorato dagli echi della guerra; e l’approdo in una terra tutta piana, vissuta al primo impatto come estranea ed ostile.
La fatica penosa di un bambino abituato ai grandi spazi liberi della sua montagna, per adeguarsi alla nuova vita urbana.
La folgorazione inaspettata – complice la superlativa gastronomia emiliana – con cui avviene il prodigio della trasformazione, che “ti fa capire” improvvisamente, e “sentire come cosa tua”, la fumana, e quella città d’adozione, “con la sua bianca torre puntuta”.
Insieme al piccolo protagonista e all’autore narrante, prendono consistenza e vita scenica: il babbo che dispensa regole e giustizia, la mamma che declama sermoni e vaniloqui, gli zii simpatici, i vicini di casa borderline, il patetico maestro, la pia Suor Carmelina, l’ineffabile Monsignore, gli ispirati bottegai, l’onnipresente vecchio col tabarro.
Alla storia fanno da cornice le rovine urbanistiche e la dignitosa povertà dell’immediato dopoguerra, in una piccola città coi suoi cortili scalcinati e chiassosi, le palazzine malmesse, i quartieri di periferia “dove le stagioni passavano ormai per sentito dire”. E la comicità, l’ironia del racconto fanno da schermo a una malinconia di fondo, al senso di perdita che si accompagna al nuovo che avanza, con i suoi palazzoni, le sue comodità.
Lo spettacolo vuol rendere il dovuto plauso al Guccini scrittore e alla sua prosa straordinaria, capace di mescolare in un impasto anarchico e bizzarro parlata popolare e termini dotti, comicità e malinconia, storia personale e collettiva. E vuol essere anche un atto di riconoscenza verso un uomo di grande sensibilità e saggezza, che testimonia di persona il valore del ricordo, della memoria, della fedeltà alle radici.
Personaggi ed interpreti: Sergio Ravani, Giancarlo Antolini, Rina Bettuzzi, Cecilia Cavallini,
Giusy Floriano, Miria Gelati, Federica Grana, Fabrizio Lazzarini, Leo Lerose,
Gabriele Manicardi, Aldo Peri, Mauro Pugni, Willer Scurani, Donatella Sola, Loredana Zito
Scenografie, immagini e suoni: Maurizio Piccinini
Sceneggiatura e regia: Giancarlo Antolini